martedì 30 settembre 2008

La leggerezza come valore del teatro

<< "Con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole." E' una frase di Enno Flaiano, recuperata da uno dei suoi quaderni di appunti, unico segno grafico in una pagina totalmente bianca, vuota. E' diventata una sorta di messaggio che da allora (quasi vent'anni fa) guida il mio atteggiamento nel fare teatro. La incontrai mentre vagavo affascinato nella lettura delle Lezioni Americane di Italo Calvino. Un'altra iluminazione.
Infatti, quando Calvino parla di sottrazione di peso, di leggerezza come valore, non posso fare a meno di pensare a quel processo di pietrificazione che rischia di colpire il nostro teatro, più propenso oggi a classificare l'apertura mascellare dello spettatore durante lo sbadiglio o ad allevare polvere che a ricercare vitalità e innovazione.
Togliere peso alla struttura del racconto, del linguaggio (anche scenico) senza semplificarne o impoverirne i contenuti, leggerezza come ricerca della precisione, dell'agilità, della rapidità, o anche della leggerezza come reazione al peso del vivere, sono diventate e continuano ad essere le mie coordinate creative. Capaci di sudare ma anche di volare. Essere aerei ma pure concreti e non velleitari: metodo nella follia. Proprio Calvino dice: "La fantasia è come la marmellata, bisogna solo spalmarla su una solida fetta di pane". >>

Tratto da Da Pennac a Molière e ritorno di Giorgio Gallione, regista teatrale (pubblicato come postfazione al racconto "La lunga notte del Dottor Galvan" di Daniel Pennac, edizione Feltrinelli).

2 commenti:

Batello ha detto...

Ops, erano un po' di giorni che non mi collegavo e non avevo letto questo post.
Davvero carino...

Claudia ha detto...

si, mi ha colpito perchè in quel "togliere peso alla struttura del racconto, del linguaggio (anche scenico) senza semplificarne o impoverirne i contenuti" ci ho ritrovato in un certo senso il lavoro che i nostri registi fanno su ogni copione :)